Horus

massarelli marco horus

Per Marco Massarelli il discorso č assolutamente diverso. Egli parte da una capillare appropriazione strumentale e sottende ai suoi itinerari d'anima e di pensiero una indissociabile e vigorosa professionalitą. E se si aggiunge la pienezza del consenso, il calore di un colloquio con fantasmi che lasciano i labirinti delle ombre e diventano pił vivi del reale vissuto, la condizione del poičin, del "fare" artistico, non presenta cedimenti e scompensi.

Quando Massarelli guarda all'antico Egitto, quando si riaccendono nei suoi occhi, dal buio dei millenni, all'immutato ronzģo della seconda cataratta del Nilo, le luci dei due templi di Abu Simbel con le quattro colossali statue di Ramses II, o quando si volge all'archeologia romana, al mondo degli Etruschi o a quello della Grecia epica, e in particolare dell'Argolide, dove Micene, sede regale degli Atridi, fu centro di una favolosa civiltą, si sente che la sua passione antiquaria non muove affatto da paradigmi mentali.La sua retrospezione mitico-storica, assunta nella traduzione d'arte, fuori del labirinto, come memoria salvifica, esclude la casualitą indolore del capriccio e si pone come fatto di coscienza.

E' appunto in tale prospettiva che l'artista riesce a coniugare armoniosamente la solennitą atemporale del classicismo con l'inquietudine che caratterizza (e spesso č tumulto, anti nomģa, lacerazione) il linguaggio romantico; e penso che rievocando gli splendori dell'Ellade il pittore si trovi, romanticamente, a dispetto del tema classico, nello stesso stato d'animo dello Schiller di Le divinitą della Grecia, che risuscita con accorata nostalgia tutto il fascino di un paradiso irrimediabilmente perduto.

Cosģ, č sempre la calda autenticitą e immediatezza dell'emozione, supportata dalla pił congrua disciplina tecnico-stilistica., a dare alla pittura di Massarelli legittimitą e compiuta significazione.

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